QUELLA PRIMA VOLTA A DAKAR IN MOTO

Africa occidentale in moto

Quella prima volta a Dakar in moto:

Avevo ancora il California, quello che mi ha accompagnato in Siria, in Egitto, in Giordania in Turchia e in un sacco di altri bei posti, decidiamo, quasi improvvisamente, di andare a Dakar; perché no? Cosa serve? Un paio di settimane, il visto per la Mauritania, un container per far rientrare le moto e poco altro … dai che andiamo!

Quando? Quando si può! Ad agosto ho un gruppo da accompagnare in Turchia, ad ottobre si comincia con i viaggi in Maghreb, deciso, andiamo a settembre.

Rientro ad Ancona dopo tre settimane di viaggio il ventitre di agosto, il mio socio mi aspetta per portare il passaporto a Roma per farlo vistare all’ambasciata di Mauritania, dopo poco più di una settimana ci imbarchiamo a Genova alla volta di Tangeri, i due giorni di navigazione scorrono pigri, poi Tangeri, bianca, caotica e bellissima ci da il benvenuto in terra d’Africa.

Abbiamo tempo, dirigiamo, con calma, a sud, passiamo, per l’ennesima volta da Asilah, ci fermiamo per un the alla menta nella kasbah di Rabat, uno spuntino sotto le rosse mura di El Jadida e per cena mangiamo ostriche dai miei amici franco-marocchini di Oualidia.

Il giorno successivo continuiamo sulla strada costiera, immancabile espresso italiano sulla piazza del porto di Essaouira e via fino ai margini dell’ex Sahara spagnolo, Sidi Ifni e i famosi archi di Leghzira, al tempo erano sempre in piedi entrambi. Il paesaggio cambia, predomina il giallo ocra delle infinite distese desertiche, l’oceano è sempre presente, se non si vede se ne avverte la vicinanza, le temperature sono sempre più alte, il tasso di umidità anche.

Convinco i miei compagni di viaggio a fare una breve deviazione dalla N1, voglio vedere Tarfaya, l’avamposto della compagnia postale aerea francese che faceva la spola fra Europa e i possedimenti transalpini in Africa Occidentale, c’è un piccolo museo ed un altrettanto piccolo monumento, un biplano in scala, in onore di de Saint-Exupery, il celebre autore del “piccolo principe” che qui era di stanza. Il sole cala velocemente e decidiamo di fermarci per la notte; non ci sono molte alternative e ci fidiamo di un paio di ragazzi che si sbracciano cercando di attirare la nostra attenzione su un “complexe touristique”,  parcheggiamo le moto dentro il ristorante dove la cena a base di pesce freschissimo si rivelerà ottima e ci vengono assegnate delle camere, resterà mitica la battaglia notturna con gli scarafaggi…

La strada è buona ma monotona, centinaia di chilometri piatti e rettilinei interrotti solamente da sporadiche deviazioni verso villaggi di pescatori fino alla penisola di Dakhla, che spettacolo! La città marocchina patria degli appassionati di kite-surf sorge su una lingua di terra che come un gigantesco pontile protegge una laguna interna dalle furie Atlantiche, tutte le tonalità del blu e dell’azzurro sono incorniciate da una spiaggia caraibica. L’atmosfera rilassata e vagamente hippy ci inviterebbe a rimanere ma Dakar ci aspetta, la frontiera con la Mauritania è a poche decine di chilometri.

Affrontiamo, con precauzione e un po’ di timore i chilometri di pista a tratti sabbiosa che attraversano la terra di nessuno poi uno scalcinato e sonnolento posto di controllo doganale annuncia: Republique Islamique de Mauritanie, subito un “facilitatore” si propone di aiutarci, con il suo intervento in meno di un’ora siamo fuori; assicurazione RC e una decina di altri documenti, incomprensibili, scritti solamente in arabo, compresi. Quasi sorpresi dalla facilità e dall’assenza di controlli procediamo verso Nouadibhou, al bivio per la città troviamo l’esercito, con modi non proprio amichevoli vengono minuziosamente perquisiti i nostri bagagli alla ricerca di merci proibite, con pazienza e qualche pacchetto di sigarette ne veniamo fuori; i settecento chilometri che ci separano dal fiume Senegal saranno tutti così, check point ogni venti, villaggi poverissimi, caldo asfissiante, la sensazione di non essere i benvenuti. In due giorni percorriamo tutta la N2 e giungiamo a quello che assomiglia più a un girone infernale che a una frontiera, Rosso.

Ci mettiamo in fila davanti ad un cancello chiuso, una piccola folla di disperati ci assedia ma si dilegua all’arrivo del “facilitatore” di turno, si apre il varco e accediamo ad uno spiazzo in riva al fiume, una chiatta che si rivelerà essere il traghetto scarica una mandria di malnutrite mucche, dopo un paio di ore di attesa sotto un sole arrabbiato, finalmente, torniamo in possesso di libretti e passaporti, paghiamo il biglietto, il parcheggio e chissà cosa altro e ci imbarchiamo, entrati in Senegal la scena si ripete, veniamo “ceduti” ad un esperto locale che provvederà anche al rilascio del “Passavant”, il sostituto del carnet de passage, in pratica un permesso di circolazione temporaneo.

A sud del fiume esplodono i colori del Senegal, a nord predomina il grigio, il marrone, qui tutto è verde, verdissimo, rosso, giallo, blu; la natura è lussureggiante e ovunque si sente musica, una sensazione di allegria ci pervade, abbiamo ancora qualche giorno e guidiamo le nostre moto su strade di terra rossa in mezzo a giganteschi baobab, mangiamo gamberi e pesce appena pescato, ci perdiamo per sconfinati mercati artigiani, vediamo il Lago rosa e visitiamo l’isola di Goree.

Avevamo fissato in anticipo l’appuntamento con lo spedizioniere che ci riceve in un ufficio con l’aria condizionata sparata a meno trenta! Qualche decina di minuti per avere i documenti necessari e ci accompagnano al porto dove troviamo il container, carichiamo le nostre tre moto più quella di un viaggiatore austriaco incontrato lungo la strada e chiudiamo, le ritroveremo a Genova sei settimane dopo.
Vagabondiamo da turisti in giro per Dakar ancora un giorno e poi nella notte prendiamo un volo per Madrid e quindi per Milano.

Abbiamo completamente sbagliato il periodo, a settembre il caldo e l’umidità sono insopportabili e rimane qualche remoto rischio di malaria; ma questo mio primo viaggio in moto attraverso Marocco e Mauritania fino a Dakar non me lo dimenticherò mai! Ne è valsa la pena!

Massimo

vedi tour: AFRICA OCCIDENTALE, A SUD DI DAKAR

#dakarinmoto

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