Sud Sud Est – Un viaggio italiano

Sud Sud Est in moto, un viaggio italiano: partenza da Lucca e visita di San Gimignano, Montalcino, Saturnia e molto altro.

Sud Sud Est in moto: Un viaggio in moto nella nostra bella Italia, ingredienti semplici e di sicuro interesse: la Toscana con la sua arte, i suoi paesaggi e la sua tradizione enogastronomica, la Val d’Orcia ed il Monte Amiata; il cuore verde dell’Umbria, le acque fragorose della cascata delle Marmore, l’Abruzzo del Gran Sasso e poi Napoli, il Vesuvio, Pompei, la Costiera Amalfitana, le Dolomiti Lucane e i “sassi” di Matera; la Puglia fino alla sua punta estrema, il Salento, la barocca Lecce e lo spettacolare Gargano.

Date del viaggio

  • 12-22/08/2021 ISCRIZIONI CHIUSE!

Quote

  • Conducente in camera doppia: 1.650 €
  • Passeggero in camera doppia: 1.450 €
  • Supplemento camera singola: 500 €

Descrizione del viaggio "Sud Sud Est – Un viaggio italiano"

Un bel “giro d’Italia” su e giù per l’Appennino, dal Tirreno allo Ionio, all’Adriatico; innumerevoli siti dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, tappe brevi e rilassate con tutto il tempo per godersi la vita, la strada e le soste, zone sicuramente già viste ed altre che saranno piacevoli sorprese, un viaggio in moto in Italia perfetto per questa estate “casalinga”.

Lucca: Lucca è una delle principali città d’arte d’Italia, celebre anche al di fuori dei confini nazionali soprattutto per la sua intatta cinta muraria del XV-XVII secolo, che descrive un perimetro di 4.223 m circa intorno al nucleo storico della città e ne fa uno dei 4 capoluoghi di provincia Italiani ad avere una cerchia muraria rinascimentale intatta, assieme a Ferrara, Grosseto e Bergamo; la stessa cerchia, trasformata già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento in piacevole passeggiata pedonale, risulta a tutt’oggi come una delle meglio conservate in Europa, in quanto mai utilizzata nei secoli passati a scopo difensivo (Da notare il fatto che fino ai primi anni novanta del 900, le mura erano utilizzate – grazie alle dimensioni notevoli della carreggiata – come un vero e proprio viale di circonvallazione per il traffico, anche pesante, intorno alla città, unico esempio al mondo di cinta muraria di queste dimensioni e con questa utilizzazione).
Di conseguenza anche il centro storico monumentale della città è rimasto pressoché intatto nel suo aspetto originario, potendo dunque annoverare svariate architetture di pregio, come le numerosissime chiese medievali di notevole ricchezza architettonica (Lucca è stata addirittura soprannominata la “città dalle 100 chiese”, proprio per la presenza di numerose chiese nel suo nucleo storico, consacrate e non, presenti in passato ed ora in città), torri e campanili, e monumentali palazzi rinascimentali di pregevole linearità stilistica.
La città vanta anche suggestivi spazi urbani: il più celebre è sicuramente quello di piazza dell’Anfiteatro, nato sulle rovine dell’antico anfiteatro romano ad opera dell’architetto Lorenzo Nottolini ed unico nel suo genere architettonico.
Arteria principale della città storica è la stretta e medievale via Fillungo, che riunisce i maggiori esercizi commerciali della città.
Altre piazze suggestive sono poi piazza San Michele, fulcro storico della città e piazza San Martino, fulcro religioso dove sorge il celebre Duomo di San Martino.
Piazza Napoleone (chiamata dai Lucchesi anche Piazza Grande), fu voluta da Elisa Baciocchi durante il suo Principato, demolendo antichi edifici medioevali tra cui una chiesa. Adiacente è collocata piazza del Giglio dove affaccia l’omonimo teatro, (Teatro del Giglio), che è da annoverarsi come teatro di tradizione.
Proprio per questa sua immensa ricchezza storico-monumentale è stata avanzata di recente la proposta di includere le Mura di Lucca nella lista del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

San Gimignano: Per la caratteristica architettura medievale del suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Il sito di San Gimignano, nonostante alcuni ripristini otto-novecenteschi, è per lo più intatto nell’aspetto due-trecentesco ed è uno dei migliori esempi in Europa di organizzazione urbana dell’età comunale. San Gimignano è soprattutto famosa per le torri medievali che ancora svettano sul suo panorama, che le hanno valso il soprannome di Manhattan del medioevo. Delle 72 tra torri e case-torri, esistenti nel periodo d’oro del Comune, ne restavano venticinque nel 1580 ed oggi ne restano quattordici, con altre scapitozzate intravedibili nel tessuto urbano. La più antica è la torre Rognosa, che fu eretta all’inizio del XIII secolo. La più alta è la Torre del Podestà, detta anche Torre Grossa, di 54 metri. Un regolamento del 1255 vietò ai privati di erigere torri più alte della torre Rognosa (che all’epoca era la più alta), anche se le due famiglie più importanti, Ardinghelli e Salvucci, fecero costruire due torri poco più basse di quasi eguale grandezza, per dimostrare la propria potenza.

Abbazia San Galgano: A partire dal 1218 fu costruita l’abbazia di San Galgano, dalle caratteristiche architettoniche gotico-cistercensi.
L’edificio è imponente e testimonia, così, la diffusione ed il grande seguito del culto di san Galgano. L’abbazia raggiunse, nel XIV secolo, una grande potenza, anche grazie alle immunità ed ai privilegi concessi da vari imperatori, tra i quali Federico II, ed alle munifiche donazioni ricevute; a ciò si aggiunse l’esenzione dalla decima da parte di papa Innocenzo III.
La ricchezza raggiunta nel Cinquecento fu tale da scatenare una contesa tra la Repubblica di Siena ed il Papato. Papa Giulio II emise nel 1506 un interdetto contro Siena, che resistette ordinando ai sacerdoti la celebrazione regolare di tutte le funzioni liturgiche.
Dopo questo periodo di splendore, iniziò quella lenta decadenza che l’avrebbe ridotta ad un grandioso e mistico rudere. Sarebbe diventata cava di materiali edili, depredata ed abbandonata all’incuria degli uomini; si sarebbe arrivati a vendere le lastre di piombo che coprivano il tetto, esponendola così alle offese del tempo.
È proprio la mancanza del tetto, crollato nel 1768, che esalta l’articolazione e l’eleganza architettonica delle linee che si slanciano verso il cielo aperto, un inno alla spiritualità, accomunandola in questo alle abbazie di Melrose, di Jedburg e di Kelso in Scozia, di Tintern in Galles, di Cashel in Irlanda, di Eldena in Germania e del Convento do Carmo a Lisbona.

Montalcino: È una località nota per la produzione del vino Brunello. Si colloca nel territorio a nord-ovest del Monte Amiata, alla fine della val d’Orcia, sul confine amministrativo con la provincia di Grosseto. Il paesaggio si distende su un sistema collinare; nella zona del centro il paese sorge ad un’altitudine di 564 m s.l.m., ma in alcuni punti della zona si superano i 600 m s.l.m. come poggio Osticcio (624 m s.l.m.), il passo del Lume Spento (621 m s.l.m.) e il poggio Civitella (661 m s.l.m.) dove è situata un’antica fortezza etrusca.

Bagno Vignoni: Il villaggio è situato in Val d’Orcia, nelle vicinanze della via Francigena. Le acque che sgorgano in questo luogo vennero utilizzate fin dall’epoca romana a scopi termali. Al centro del borgo si trova la “piazza delle sorgenti”, una vasca rettangolare, di origine cinquecentesca, che contiene una sorgente di acqua termale calda e fumante che esce dalla falda sotterranea di origini vulcaniche. Fin dall’epoca degli etruschi e poi dei romani – come testimoniano i numerosi reperti archeologici – le terme di Bagno Vignoni sono state frequentate da illustri personaggi, come papa Pio II, Caterina da Siena, Lorenzo de’ Medici e tanti artisti che avevano eletto il borgo come sede di villeggiatura.
Le acque che fuoriescono dalla vasca termale si dirigono verso la ripida scarpata del Parco naturale dei Mulini; vi si trovano quattro mulini medievali scavati nella roccia che furono importanti per l’economia locale in quanto la perenne sorgente termale garantiva il loro funzionamento anche in estate, quando gli altri mulini della zona erano fermi a causa dei fiumi in secca.

Monte Amiata: Il monte Amiata è collocato nella Toscana meridionale, dove svetta sulle valli circostanti, tra cui vanno citate la Val d’Orcia, la Maremma, la vallata del lago di Bolsena, il Chianti. Il massiccio montuoso, oltre all’omonima vetta che raggiunge i 1738 metri sul livello del mare, include anche una serie di cime, in continuità l’una con l’altra. Sul versante grossetano spiccano i rilievi di Poggio Trauzzolo (1.200 metri), monte Labbro (1.193 metri), monte Civitella (1.107 metri), monte Buceto (1.152 metri), monte Aquilaia (1.104 metri) e monte Calvo (930 metri); sul versante senese ritroviamo, tra le vette più alte, Poggio Zoccolino (1.035 metri), Poggio Le Perazzette (922 metri) e Poggio Roccone (913 metri).
È un antico vulcano, ormai spento, con presenze di rocce e di laghetti di origine vulcanica. Vi si trovano, inoltre, le sorgenti dei fiumi Fiora, Vivo, Albegna e Paglia. Le sorgenti, che sgorgano in notevole quantità laddove finiscono le rocce trachitiche e inizia il basamento calcare-argilloso, costituiscono una imponente ricchezza idrica che caratterizza da sempre questo rilievo vulcanico. Le origini vulcaniche del massiccio montuoso hanno mantenuto l’attività sismica nella zona. Tra i vari eventi verificatisi, c’è da segnalare il terremoto del 3 novembre 1948 che ebbe come epicentro l’area montana a cavallo delle province di Grosseto e Siena, raggiungendo la magnitudo 5,03 della Scala Richter e il VI-VII grado della Scala Mercalli. Altri eventi sismici che hanno interessato l’area amiatina hanno avuto invece come epicentri le località di Arcidosso, Santa Fiora, Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio.
Nel territorio amiatino vi sono inoltre situate numerose aree protette: la riserve naturali del Monte Labbro, di Pescinello, del Bosco dei Rocconi, di Poggio all’Olmo, della Santissima Trinità, del Monte Penna ed inoltre un importante parco faunistico.

Saturnia: La risorsa principale di Saturnia è sicuramente il turismo termale: qui sono infatti situate la famose Terme di Saturnia, già conosciute nell’antichità, e oggi importanti mete turistiche a livello nazionale. Le acque sulfuree di Saturnia sgorgano ad una temperatura di 37,5 °C e hanno rinomate proprietà terapeutiche. Le principali cascate termali sono le Cascate del Mulino, situate presso un vecchio mulino.

Pitigliano: Il caratteristico centro storico è noto come la piccola Gerusalemme, per la storica presenza di una comunità ebraica, da sempre ben integrata nel contesto sociale che qui ha la propria sinagoga. Il territorio comunale di Pitigliano si estende nella parte occidentale dell’area del Tufo. Confina a nord con il comune di Sorano, a sud-est con i comuni laziali di Farnese, Ischia di Castro, Latera e Valentano dai quali è delimitato dall’estremità settentrionale della Selva del Lamone, a ovest con il comune di Manciano.
Arrivando a Pitigliano dal mare, salendo la strada regionale 74 Maremmana, si notano le caratteristiche case che sporgono da un grande sperone di tufo, assolutamente a strapiombo. La rupe di Pitigliano è circondata su tre lati da altrettanti burroni, pieni di grotte scavate nel tufo; nel fondovalle scorrono i corsi d’acqua Lente, Meleta e Prochio.
Il territorio comunale si eleva a quote collinari che variano tra i 300 e i 663 metri s.l.m. di Poggio Evangelista, che segna il confine con il Lazio all’estremità orientale; l’area del paduletto di Pantanello è stata sottoposta a bonifica in epoca lorenese. Pitigliano è inserito nella lista dei borghi più belli d’Italia patrocinata dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Lago di Bolsena: è un lago dell’Italia centrale, posto nell’alto Lazio, nella parte settentrionale della provincia di Viterbo (Alta Tuscia). Formatosi oltre 300 000 anni fa in seguito al collasso calderico di alcuni vulcani del complesso dei monti Volsini che ha accompagnato lo sprofondamento vulcano-tettonico dell’area, è lambito per una parte considerevole dalla strada consolare Cassia, a pochi chilometri dal monte Amiata, ed è il lago di origine vulcanica più grande d’Europa.
Ha una forma pressoché rotonda, tipica per la sua origine, due isole e un fiume emissario, un’area totale di 113,5 km² (quinto in Italia), si trova a 305 m s.l.m., una profondità massima di 151 m e una profondità media di 81 m.

Narni: Splendida realtà in provincia di Terni, Narni è diventata famosa nel mondo per essere stata ispirazione a C. S. Lewis nello scrivere Le Cronache di Narnia, la serie di romanzi fantasy ambientata nell’immaginaria Terra di Narnia. Le sue origini risalgono agli inizi del primo millennio a.C. con l’insediamento osco-umbro di Nequinum, diventato Narnia ai tempi dei Romani. L’epoca medievale porta un grande sviluppo urbanistico e storico, di cui rimangono oggi pregevoli testimonianze. La città, infatti, è particolarmente interessante dal punto di visto storico, artistico ed architettonico. Già ammirando le doppie mura di cinta ci si può rendere conto del piccolo gioiello che è questa cittadina posta al centro dell’Italia. Passeggiando si ammirano i resti del suo passato romano, medievale e rinascimentale tra splendide piazze, chiese e palazzi storici. Tra questi Palazzo dei Priori, uno dei monumenti più belli della città, che arricchisce la piazza omonima con il suo portale, la Loggia del Gattapone, gli affreschi e la parte superiore in stile rinascimentale. In Piazza dei Priori si trova anche l’imponente Torre Civica, risalente al 1200, e Palazzo Sacripante, acquistato nel Settecento dal Cardinale Giuseppe Sacripante ed oggi sede universitaria.

Cascata delle Marmore: La cascata è formata dal fiume Velino che, in prossimità della frazione di Marmore, defluisce dal lago di Piediluco e si tuffa con fragore nella sottostante gola del Nera. Fa parte del parco fluviale del Nera.
Le acque della cascata sono utilizzate per la produzione di energia idroelettrica. Normalmente solo una parte dell’acqua del fiume Velino (portata media 50 m³/s) viene deviata verso la cascata (circa il 30%, equivalenti a circa 15 m³/s). La cascata non è dunque sempre aperta a pieno regime. Quando è aperta a flusso minimo, la cascata scopre le rocce e la vegetazione sottostante.
Un segnale acustico avvisa dell’apertura delle paratoie di regolazione, e in pochi minuti la portata aumenta fino a donarle l’aspetto conosciuto. L’accesso al parco è possibile dal basso (belvedere inferiore) e dall’alto (belvedere superiore) con pagamento di un biglietto. Diversi sentieri percorrono il parco ed è possibile andare a piedi tra i due belvedere, sia in salita che in discesa.
Di notte la cascata è sempre illuminata da un evoluto impianto a led di ultima generazione, che garantisce un fascio di luce ed una illuminazione uniforme.

L’Aquila: L’Aquila sorge nell’omonima conca, inserita fra le dorsali orientali e centrali dell’Appennino centrale abruzzese, sulle sponde del fiume Aterno a un’altitudine di 721 metri sul livello del mare, che la rende terza tra i capoluoghi di provincia italiani più alti.
Il centro storico sorge su di un altopiano in posizione centrale rispetto alla conca; numerose frazioni sono situate sul declivio o sulla sommità dei colli circostanti, tra le quali Aragno, Roio, Pianola, Bagno, San Giacomo e Collebrincioni. Nel secondo dopoguerra, l’espansione urbanistica si è concentrata nella periferia occidentale della città, in una zona a carattere prevalentemente pianeggiante, estendendosi in maniera disomogenea lungo la direttrice est-ovest seguendo il corso del fiume.
Il 6 aprile 2009, alle ore 3:32, dopo diversi mesi di lievi scosse localizzate e percepite in tutta la zona dell’aquilano, L’Aquila venne colpita da un terremoto di magnitudo 6.3 Mw (5.9 Ml secondo la scala Richter) e tra l’8º e il 9º grado della Scala Mercalli, con epicentro situato nel territorio di Roio in località Colle Miruci al confine con Lucoli[35]. Il bilancio finale fu di 309 vittime e oltre 1.500 feriti, mentre la quasi totale evacuazione della città portò a 65.000 il numero degli sfollati.
Nei giorni successivi al sisma principale altre forti scosse, pur se di intensità minore, colpirono l’aquilano: una forte scossa di magnitudo 5.6 MW alle ore 19.47 del 7 aprile 2009, una di magnitudo 5.4 MW alle ore 2:52 del 9 aprile 2009 e una di 5.2 MW alle ore 21:38 del 9 aprile 2009.
Il sisma riversò la sua forza sull’abitato e sui paesi limitrofi, tra i quali Onna, Roio, Villa Sant’Angelo, Castelnuovo, Tempera, San Gregorio e Paganica. Il capoluogo stesso presenta crolli anche totali in molte zone e gravissimi danni alla maggior parte degli edifici di valore storico e culturale. Le chiese principali risultano gravemente danneggiate o quasi completamente crollate. Particolare rilevanza ebbe la mancata resistenza e quindi il danneggiamento talvolta irreversibile della maggioranza degli edifici pubblici, sia antichi che moderni: ad esempio il moderno polo d’Ingegneria, il Palazzo del Governo (sede della Prefettura), la Casa dello studente di via XX Settembre, l’ospedale San Salvatore e molti palazzi signorili del Settecento e dell’Ottocento.

Napoli: Fondata dai Cumani nell’VIII secolo a.C., fu tra le città più importanti della Magna Grecia e giocò un notevole ruolo commerciale, culturale e religioso nei confronti delle popolazioni italiche circostanti. Dopo il crollo dell’Impero romano, nell’VIII secolo la città formò un ducato autonomo indipendente dall’Impero bizantino; in seguito, dal XIII secolo e per più di cinquecento anni, fu capitale del Regno di Napoli; con la Restaurazione divenne capitale del Regno delle Due Sicilie sotto i Borbone fino all’Unità d’Italia.
Sede della Federico II, la più antica università del mondo ad essere nata attraverso un provvedimento statale, ospita, altresì, l’Orientale, la più antica università di studi sinologici e orientalistici del continente, e la Nunziatella, una delle più antiche accademie militari al mondo, eletta patrimonio storico e culturale dei Paesi del Mediterraneo da parte dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo. Luogo d’origine della lingua napoletana, ha rivestito e riveste tuttora un forte peso in numerosi campi del sapere, della cultura e dell’immaginario collettivo.
Protagonista dell’umanesimo e centro illuminista di livello europeo, è stata a lungo un punto di riferimento globale per la musica classica e l’opera attraverso la scuola musicale napoletana, dando tra l’altro origine all’opera buffa.
Città dall’imponente tradizione nel campo delle arti figurative, che affonda le proprie radici nell’età classica, ha dato luogo a movimenti architettonici e pittorici originali, quali il rinascimento napoletano e il barocco napoletano, il caravaggismo, la scuola di Posillipo ed il liberty napoletano, nonché ad arti minori ma di rilevanza internazionale, quali la porcellana di Capodimonte ed il presepe napoletano.
È all’origine di una forma distintiva di teatro, di una canzone di fama mondiale e di una peculiare tradizione culinaria che comprende alimenti che assumono il ruolo di icone globali, come la pizza napoletana, e l’arte dei suoi pizzaioli che è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità.
Nel 1995 il centro storico di Napoli è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità, per i suoi eccezionali monumenti, che testimoniano la successione di culture del Mediterraneo e dell’Europa. Nel 1997 l’apparato vulcanico Somma-Vesuvio è stato eletto dalla stessa agenzia internazionale (con il vicino Miglio d’Oro, in cui ricadono anche i quartieri orientali della città) tra le riserve mondiali della biosfera.

Parco Nazionale d’Abruzzo: Già costituito il 25 novembre 1921 con direttorio provvisorio, inaugurato il 9 settembre 1922 a Pescasseroli, sede amministrativa, è uno dei tre parchi nazionali presenti in Abruzzo, uno dei tre parchi nazionali del Lazio e l’unico parco nazionale esistente in Molise, noto a livello internazionale per il ruolo avuto nella conservazione di alcune tra le specie faunistiche italiane più importanti, quali il lupo, il camoscio d’Abruzzo e l’orso bruno marsicano, nonché per le prime e numerose iniziative per la modernizzazione e la diffusione localizzata dell’ambientalismo.

Parco Regionale del Matese: Il territorio del parco comprende prevalentemente il massiccio montuoso del Matese. Le montagne più alte, di natura calcarea, sono il monte Miletto (2050 m s.l.m.), il monte Gallinola (1923 m s.l.m.) e il monte Mutria (1823 m s.l.m.).
Il parco prende il nome dal lago del Matese. Altro importante lago è quello di Gallo. Il parco è attraversato da due fiumi: il Titerno e il Tammaro.

Sorrento: Il centro storico mostra ancora il tracciato ortogonale delle strade di origine romana con cardi e decumani, mentre verso monte è circondato dalle mura cinquecentesche. Vi si trovano il duomo, riedificato nel XV secolo, con facciata neogotica, e la chiesa di San Francesco d’Assisi, con un notevole chiostrino trecentesco, con portico arabeggiante ad archi che s’intrecciano su pilastri ottagonali. Nel museo Correale di Terranova sono esposte collezioni di reperti greci e romani e di porcellane di Capodimonte, con una sezione dedicata alla pittura del XVII-XIX secolo; dal parco si gode inoltre una magnifica vista sul golfo. Presso la Punta del Capo, 3 km a ovest, si trovano resti romani ritenuti della villa di Pollio Felice (I secolo d.C.). Un’altra villa marittima è la “villa di Agrippa Postumo”, fatta costruire dallo sfortunato nipote di Augusto. Ci sono resti anche della villa romana della Regina Giovanna d’Angiò presso gli omonimi bagni, nonché altre ville patrizie sulla lunga spiaggia sotto la costa tufacea, ove vi è anche un affascinante ninfeo della stessa epoca.

Costiera Amalfitana: è il tratto di costa campana, situato a sud della penisola sorrentina, che si affaccia sul golfo di Salerno; è delimitato a ovest da Positano e ad est da Vietri sul Mare. È un tratto di costa famoso in tutto il mondo per la sua bellezza naturalistica, sede di importanti insediamenti turistici.
Dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1997, prende il nome dalla città di Amalfi, nucleo centrale della Costiera non solo geograficamente, ma anche storicamente.

Parco Regionale delle Dolomiti Lucane: si trovano in provincia di Potenza le Dolomiti Lucane, montagne costituite da rocce di arenaria quarzifera appartenenti alla serie del flysch di Gorgoglione, modellate profondamente dagli agenti atmosferici e dagli eventi che contraddistinguono la storia geologica di questa porzione della Basilicata. Tali montagne sono cosiddette in quanto le loro cime sono caratterizzate da alte guglie che ricordano alcune delle vette più note delle Dolomiti alpine vere e proprie, con forme così particolari da aver suggerito nomi molto fantasiosi. Gli stessi centri abitati di Castelmezzano e Pietrapertosa sono straordinariamente pittoreschi, essendo aggrappati alle pareti rocciose delle montagne che li circondano e che con le loro forme danno luogo a scenari suggestivi ed a paesaggi mozzafiato.

Matera: nota anche come città dei Sassi, proprio per la peculiarità e l’unicità del suo centro storico. Scavati e costruiti a ridosso della Gravina di Matera, una profonda gola che divide il territorio in due, i Sassi di Matera, rioni che costituiscono la parte antica della città, si distendono in due vallette, che guardano ad est, leggermente sottoposte rispetto ai territori circostanti, separate tra loro dallo sperone roccioso della Civita.
Il Sasso Barisano, girato a nord-ovest sull’orlo della rupe, se si prende come riferimento la Civita, fulcro della città vecchia, è il più ricco di portali scolpiti e fregi che ne nascondono il cuore sotterraneo. Il Sasso Caveoso, che guarda invece a sud, ubicato in una lama più ampia e corta, assume vagamente la forma di una cavea teatrale. Al centro la Civita, sperone roccioso che separa i due Sassi, sulla cui sommità si trovano la Cattedrale ed i palazzi nobiliari. Insieme formano l’antico nucleo urbano di Matera, dichiarato dall’UNESCO paesaggio culturale.
I Sassi di Matera sono un insediamento urbano derivante dalle varie forme di civilizzazione ed antropizzazione succedutesi nel tempo. Da quelle preistoriche dei villaggi trincerati del periodo neolitico, all’habitat della civiltà rupestre (IX-XI secolo), che costituisce il sostrato urbanistico dei Sassi, con i suoi vicinati, camminamenti, canalizzazioni, cisterne; dalla civitas di matrice normanno-sveva (XI-XIII secolo), con le sue fortificazioni, alle successive espansioni rinascimentali (XV-XVI secolo) e sistemazioni urbane barocche (XVII-XVIII secolo); ed infine dal degrado igienico-sociale del XIX e della prima metà del XX secolo allo sfollamento disposto con legge nazionale negli anni cinquanta, fino all’attuale recupero iniziato a partire dalla legge del 1986.

Taranto: Fu fondata dagli Spartani nell’VIII secolo a.C. col nome di Taras. La città, grazie alla sua posizione strategica al centro dell’omonimo golfo, alla fertilità del suo territorio e al commercio, divenne la più importante Polis della Magna Grecia e una tra le città di maggior rilievo in tutto il mondo antico, affermandosi come un fiorente centro culturale, economico e militare, che diede i natali a intellettuali del calibro di Archita, Aristosseno, Livio Andronico, Leonida ed Eraclide di Taranto nonché ad atleti le cui gesta divennero leggendarie in tutto il mondo greco, come Icco e il cosiddetto Atleta di Taranto. All’apice del suo sviluppo, raggiunse l’egemonia sulle altre colonie greche del Sud Italia e venne scelta come sede della lega italiota. Fu l’ultima città magnogreca a cadere in seguito all’espansione di Roma, non prima di aver ingaggiato con essa le cosiddette guerre pirriche, un conflitto durato 5 anni. Pur sconfitta, continuò a esercitare una grandissima influenza culturale sul resto dell’Italia meridionale e sulla stessa Roma, entrando a far parte dell’immaginario collettivo del tempo come luogo contraddistinto da opulenza e da ingenti bellezze naturali, celebrate da Orazio e numerosi altri autori.
Nel periodo normanno, divenne capitale del Principato di Taranto, che durante i suoi 377 anni di storia arrivò a comprendere la quasi totalità del Salento.
Taranto dà il nome alla specie Lycosa tarantula (ragno lupo), un tempo molto comune nelle campagne locali, cui si devono i termini tarantella e tarantismo, nonché la parola tarantola, usata oggi per indicare i noti ragni della famiglia Theraphosidae.
È soprannominata la Città dei due mari, per la sua peculiare posizione a cavallo di mar Grande e mar Piccolo. Nel primo, nei pressi delle Isole Cheradi, antistanti la città, vive e prospera una storica popolazione di delfini e altri cetacei; nel secondo è praticata da secoli e in larga scala la mitilicoltura, i cui prodotti sono noti a livello mondiale per la loro unicità.
La città è sede dell’Arsenale marittimo della Marina Militare, dell’Ilva, uno tra i maggiori complessi industriali d’Europa per la produzione dell’acciaio, e del Museo archeologico nazionale MArTA, che è tra i musei più importanti d’Italia.

Otranto: Capo d’Otranto, o Punta Palascìa, situato nel territorio comunale di Otranto, è il punto più a oriente d’Italia. Secondo le convenzioni nautiche, questo luogo è il punto di separazione tra il Mar Ionio e il Mar Adriatico. È il comune con la minore densità abitativa della provincia di Lecce. Il litorale, esteso per circa 25 km, si alterna a lunghi tratti sabbiosi, specie nella parte settentrionale, a tratti rocciosi a picco sul mare. Confina a nord con i comuni di Melendugno e Carpignano Salentino, a ovest con i comuni di Cannole, Giurdignano e Palmariggi, a sud con i comuni di Uggiano la Chiesa e Santa Cesarea Terme, a est con il Mare Adriatico.
Il territorio fa parte delle Serre salentine. La litoranea a sud in direzione Porto Badisco è caratterizzata da piccoli tornanti che si snodano tra il brullo paesaggio costiero, mentre a nord si erge dolcemente la Serra degli Alimini circondata da una fertile campagna a ridosso degli omonimi laghi e delle spiagge. Il centro urbano sorge nella Valle dell’Idro, piccolo ruscello il cui percorso si snoda interamente nel territorio comunale e che sfocia nel porto, nei pressi dei giardini pubblici.
Dall’ottobre 2006, parte del suo territorio rientra nel Parco Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, istituito dalla regione Puglia allo scopo di salvaguardare la costa orientale del Salento, ricca di beni architettonici e di specie floreali e faunistiche.

Lecce: Situata in posizione pressoché centrale della penisola salentina, è il centro di un’area vasta comprendente 31 comuni della parte settentrionale della provincia. Posto a 11 chilometri dalla costa adriatica e a 23 da quella ionica, è il capoluogo di provincia più orientale d’Italia.
Le antiche origini messapiche e i resti archeologici della dominazione romana la inseriscono tra le città d’arte Italiane. Lecce si distingue per la ricchezza e l’esuberanza del barocco tipicamente seicentesco delle chiese e dei palazzi del centro, costruiti nella locale pietra leccese, calcare molto adatto alla lavorazione con lo scalpello. Lo sviluppo architettonico e l’arricchimento decorativo delle facciate è stato particolarmente curato durante il Regno di Napoli e ha caratterizzato la città in modo talmente originale da dar luogo alla definizione di barocco leccese.
È sede dell’Università del Salento, secondo ateneo della Puglia per numero di iscritti, dell’Arcidiocesi di Lecce e della Corte d’appello di Lecce. È stata candidata a capitale europea della cultura per il 2019 (con altre cinque città italiane) ed è stata capitale italiana della cultura nel 2015.

Alberobello: Celebre per le sue caratteristiche abitazioni chiamate “Tuguri” o Casedde”, italianizzato con trulli che dal 6 dicembre 1996 sono tutelate dall’UNESCO quali patrimonio dell’umanità, fa parte della Valle d’Itria e della Murgia dei Trulli.

Castel del Monte: è una fortezza del XIII secolo fatta costruire dall’imperatore del Sacro Romano Impero Federico II nell’altopiano delle Murge occidentali in Puglia, nell’attuale frazione omonima del comune di Andria, a 17 km dalla città, nei pressi della località di Santa Maria del Monte, in provincia di Barletta-Andria-Trani, sulla sommità di una collina, a 540 metri s.l.m.

Trani: La città è famosa per la cattedrale romanica e il castello Svevo, per l’estrazione e lavorazione dalle sue cave di un particolare tipo di pietra, roccia sedimentaria (la pietra di Trani) e di vino Moscato.
Importante meta turistica, la città costituì un notevole scalo commerciale fino al XVI secolo; si pensa vi sia stato promulgato il primo codice marittimo del mondo occidentale, gli Ordinamenta et consuetudo maris, nel 1063.

Parco Nazionale del Gargano: Si estende per 118.144 ettari (è una delle aree protette italiane più estese). Fanno parte del parco le quattro isole Tremiti (riserva marina). All’interno del parco si trova la Foresta Umbra.
Il Gargano è costituito in prevalenza da rocce sedimentarie, calcari e dolomie, risalenti al Cretacico e al Giurassico, per lo più stratificate e interessate dal fenomeno di dissoluzione carsica. Fa eccezione la Punta Pietre Nere, massa di scure rocce vulcaniche risalenti al Triassico, affioranti sulla spiaggia di Lesina. Il fenomeno carsico, prodotto dall’azione dell’acqua e dell’anidride carbonica sulle rocce calcaree ha “scolpito” in vari modi il paesaggio.
Lungo tutto il margine del blocco calcareo sono presenti grandi solchi erosivi che, con andamento radiale, si dirigono verso il mare o la Capitanata. Si tratta di forre rocciose (ricollegabili al fenomeno delle “valli secche” o “valloni”), provocate dall’erosione meccanica e carsica.

Parco regionale del Conero: Il Parco del Conero prende il suo nome dal monte Conero o monte d’Ancona, attorno al quale si sviluppa per circa 6000 ettari comprendendo quasi tutto il suo promontorio e l’area tra esso e la foce del Musone.
A sud di Ancona il parco comprende Portonovo e l’intero Monte Conero, sino a Sirolo e Numana. Superato il Conero e le sue rupi rocciose, la costa si fa bassa, e la fascia di Parco va stringendosi attorno alle zone più urbanizzate di Numana e Marcelli, arrivando infine alla confluenza dell’Aspio nel Musone e alla foce di quest’ultimo, ove si trova il confine meridionale.

Ancona: La città di Ancona sorge sulla costa dell’Adriatico centrale su un promontorio formato dalle pendici settentrionali del monte Conero o monte d’Ancona. Questo promontorio dà origine a un golfo, il golfo di Ancona, nella cui parte più interna si trova il porto naturale. Ad Ancona il sole sorge e tramonta sul mare; il fenomeno è dovuto alla forma a gomito del suo promontorio, bagnato dal mare sia a est che a ovest ed è tipico dei litorali con posizione geografica simile [A 1]. Altra particolarità geografica di Ancona è la possibilità di osservare, nelle giornate molto serene, dalla sommità delle varie colline cittadine, le montagne della Dalmazia al di là dell’Adriatico; il fenomeno è possibile per due motivi: perché il promontorio su cui sorge la città si spinge verso est diminuisce la distanza tra la costa italiana e l’altra sponda ed anche perché l’altezza delle colline amplia il raggio dell’orizzonte. Di solito accade alcune decine di volte all’anno, specie in corrispondenza dell’alba.
La città possiede varie spiagge, sia di costa alta sia di costa bassa. Tra quelle del primo tipo, la più centrale è quella del Passetto, con grandi scogli bianchi, tra i quali la Seggiola del Papa (uno dei simboli della città) e lo scoglio del Quadrato. Altre spiagge rocciose, raggiungibili con impervi sentieri, si susseguono verso Sud; tra esse si deve ricordare la lunga spiaggia libera di Mezzavalle. La più nota spiaggia a Sud di Ancona è Portonovo, posta sotto il Monte Conero, con tipici sassi bianchi e arrotondati, sede di attrezzature turistiche. A Nord del porto la costa è bassa; in questa zona è da ricordare la spiaggia attrezzatissima di Palombina, sabbiosa, di carattere urbano e con un’aria vivacemente popolare, con panorama sul golfo dorico e bordata dalla linea ferroviaria.
Dal punto di vista orografico il territorio urbano è contraddistinto da un’alternanza di fasce collinari e di alcune vallate. La fascia di colline più settentrionale, affacciata direttamente sul mare, comprende il colle Guasco, il colle dei Cappuccini e infine monte Cardeto. Più a sud si trova la vallata un tempo detta Piana degli Orti, attraversata dai tre corsi principali e dal Viale della Vittoria. Vi è poi la seconda fascia collinare, con il colle Astagno, il colle di Santo Stefano, monte Pulito, monte Pelago e infine il monte Santa Margherita. La vallata che si trova ancora a Sud è costituita da valle Miano e dal Piano San Lazzaro, occupato dal quartiere omonimo, il solo pianeggiante della città. A sud di questa valle si estende la fascia di colline periferiche; le ultime zone urbanizzate occupano la vallata dei Piani della Baraccola.

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Dettagli del viaggio

Punti di interesse

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    Programma di viaggio

    Cos'è incluso

    • 10 notti in alberghi 4* e agriturismi in doppia
    • Colazioni e 8 cene
    • Accompagnatore su mezzo di supporto per trasporto bagagli e recupero moto in avaria;
    • Road book cartaceo e tracce gpx
    • Gadget 77Roads

    Cos'è escluso

    • Escursioni facoltative non menzionate nel programma
    • Ingressi ai luoghi di interesse non menzionati in programma
    • Assicurazioni facoltative (medico - bagaglio e annullamento viaggio)
    • Carburante e pedaggi
    • I pasti, le bevande, le mance, gli extra di carattere personale
    • Tutto quanto non previsto alla voce “La quota include”

    SUD SUD EST – UN VIAGGIO ITALIANO

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